sabato 5 giugno 2010

Avatar: il film più costoso della storia del cinema

Secondo alcuni addetti ai lavori dovrebbe rappresentare un punto di svolta per l’industria cinematografica internazionale, secondo altri tutti questi clamore e successo sono decisamente eccessivi; di certo al momento c’è che “Avatar” offre un’inedita esperienza cinematografica in cui affiora brillante la tecnologia rivoluzionaria. Ma qual è la nuova generazione di effetti speciali su cui poggiano la grande risonanza mediatica e gli incassi record?

Innanzitutto l’evoluzione della tecnica che consente di catturare le espressioni facciali di attori reali per applicarli ad un personaggio virtuale denominata performance capture (cara a Robert Zemeckis già dai tempi di “Polar Express”, primo film girato interamante con questo sistema nel 2004), che è stata migliorata per assicurare la totale realtà dei protagonisti ed abbandonare definitivamente il make-up “alieno” tradizionale. Per fare ciò, il team di Cameron ha messo a punto un nuovo sistema di performance capture delle espressioni del viso basato sulle immagini, usando un dispositivo da far indossare agli attori sulla testa, munito di una piccola telecamera, che ha permesso di catturare anche le sfumature più impercettibili dei loro volti.

Inoltre, le macchine da presa della motion capture (tecnica molto simile a quella della performance capture, ma che si avvale di strumenti meno sofisticati) sono state utilizzate con originalità in supporto per cogliere sequenze acrobatiche e combattimenti in modo da amplificare lo spettacolo.

Un’altra innovazione creata appositamente per “Avatar” è stata la virtual camera, che ha permesso a Cameron di girare scene all’interno del mondo generato al computer, proprio come se stesse effettuando le riprese in un teatro di posa a Hollywood. Attraverso la virtual camera, il regista vedeva, al posto di Zoë Saldana, il suo personaggio, Neytiri, alta tre metri e dalla pelle blu. Invece di Sam Worthington e Sigourney Weaver, vedeva i loro enormi avatar, completi di coda ed enormi occhi dorati.

Dopo avere definito i dettagli su come esattamente “catturare” le performance degli attori, il passo successivo per il regista è stato di assicurarsi la collaborazione di Peter Jackson e della sua società neozelandese WETA Digital (artefice di Gollum ne “Il Signore degli anelli” e King Kong).

La WETA ha assicurato che la missione della sua squadra di animatori sarebbe stata di trasferire al 100% la prestazione degli attori nei personaggi realizzati con la computer graphics (CG): grazie a questa lavorazione gli alieni sono diventati molto più alti e longilinei degli umani, con il collo più lungo, le strutture muscolari e ossee differenti, e una pelle blu traslucida dall’effetto realistico sorprendente. La stretta sinergia tra la macchina da presa di Cameron e le competenze eccezionali nel campo dell’animazione del partner digitale hanno fatto sì che i protagonisti recitassero esattamente come gli attori.

Ma “Avatar” va un passo oltre, collocando questi personaggi fotorealistici in un mondo anch’esso generato al computer, ma che sembra totalmente reale. Ogni pianta, ogni roccia e ogni albero sul pianeta fantastico Pandora sono stati creati e integrati nelle macchine della WETA Digital, in Nuova Zelanda; alcune significative innovazioni nell’illuminazione, nell’ombreggiatura e nel rendering hanno permesso loro di creare un mondo fotorealistico che nei dettagli è alieno, ma che appare del tutto naturale.

La società neozelandese ha utilizzato un petabyte (mille terabyte) di memoria digitale per tutti gli “asset” del film realizzati con la CG. Per rendere l’idea, Titanic ha richiesto due terabyte di memoria per creare (e affondare) la nave e le migliaia di passeggeri, circa 1/500 della memoria utilizzata per il nuovo lavoro di Cameron.

In aggiunta a questa complessità, “Avatar” è stato realizzato in 3D stereoscopico. Da un lato, quindi, il team specializzato in animazione ha dovuto lavorare in 3D per creare le scene di CG e, dall’altro, anche le scene live action hanno dovuto essere girate in 3D. Per questa ragione, Cameron si è avvalso del Fusion Camera System, il sistema stereoscopico di ripresa da lui stesso co-sviluppato insieme a Vince Pace. Ci sono voluti sette anni di lavoro per mettere a punto il Fusion Camera System, che è oggi il sistema più avanzato del mondo per le riprese 3D.

Forse quanto menzionato è sufficiente per giustificare le ragioni di quella che è entrata nella storia come la pellicola più costosa di sempre. Per chi supporta la tesi del capolavoro epocale probabilmente è presto per tirare le somme, intanto però possiamo metterci comodi e goderci due ore e quaranta di grande intrattenimento. Che effettivamente non è poco, ma non aspettatevi altro.